
Attuale (Repubblica)

Monarchia
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Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando l’armata del Buonaparte attraversò l'Italia, a partire dal marzo 1796, bandiere di foggia tricolore vennero adottate tanto dalle varie neonate repubbliche giacobine, quanto dai reparti militari che affiancavano l'esercito di Napoleone.
Tuttavia non v’è certezza assoluta su quale repubblica giacobina, ovvero quale reparto militare, la abbia, per primo, adottato come vessillo.
Il primo tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia come bandiera della Repubblica Cispadana, proposto da Giuseppe Compagnoni.
Il 27 dicembre 1796, si riunì, a Reggio nell’Emilia, il Congresso Cispadano, riunito per decretare la nascita della Repubblica Cispadana, che comprendeva i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio. L'assemblea si componeva di 110 delegati, sotto la presidenza del ferrarese Carlo Facci.
Nella riunione del 7 gennaio 1797 il sacerdote Giuseppe Compagnoni fece decretare "che lo stemma della Repubblica Cispadana sia innalzato in tutti quei luoghi né quali è solito che si tenga lo stemma della sovranità" e che "l'era della Repubblica Cispadana incominci dal primo giorno di Gennaio del corrente anno del 1797". Egli, inoltre, propose che lo stendardo o bandiera Cispadana, formato dai colori verde, bianco e rosso, fosse “reso universale”. La proposta venne approvata nella seduta del 21 gennaio, tenutasi a Modena dove, nel frattempo, erano stati spostati i lavori del congresso.
Un origine di circa ottanta giorni più remota, rispetto a Reggio Emilia, venne stata ipotizzata dal professor Giovanelli. Egli faceva riferimento alla seduta comunale del 22 ottobre 1796, tenuta presso il palazzo comunale del Fariolo, allora ancora sede del Comune di Felina, in cui si trattava l'unione dei paesi di Felina e Braglia alla Repubblica di Reggio.
L'ordine del giorno venne discusso alla presenza dell'avvocato Antonio Francesco Rondoni, rappresentante plenipotenziario reggiano, ed era composto da dodici punti e il settimo di questi era così formulato: "Potrà il Popolo suddetto distruggere la bandiera dell'ex feudatario e farne una tricolorata colle parole: Libertà, Egualianza".
L’ordine del giorno di quella seduta è conservato presso gli archivi comunali di Reggio, fra i fascicoli dell'anno 1796 che riguardano la richiesta dei diversi comuni per riunirsi alla città. Che esso sia stato anche approvato proprio il 22 ottobre, il Giovanelli lo desumeva dal fatto che tra i punti discussi e riportati mancano il quinto e il sesto. Ciò fa supporre che siano stati trascritti solo gli argomenti discussi e approvati.
Peraltro, il tricolore era già stato adottato, l’8 ottobre 1796 come distintivo della Legione Militare Lombarda, nonché dalla Legione Italiana, composta da soldati provenienti dall'Emilia e dalla Romagna.
Essi erano, certamente, composte ad imitazione del tricolore francese, tanto che una piccola leggenda (sicuramente di parte francese) volle essa comparve la prima volta, quando un soldato portò in battaglia contro gli austriaci, una bandiera francese in cui il blu era stato sostituito dal verde per errore o per mancanza della tintura necessaria.
Tuttavia, la retorica del momento seppe ricostruire una interpretazione più nobile: bianco e rosso dall'antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), verde dal colore (a partire dal 1782) delle uniformi della Guardia civica milanese. Si tratta, chiaramente, di una interpretazione a posteriori, talmente simile alla vera origine del tricolore francese (blue e rosso di Parigi, bianco dei Borboni), da rendere certa la discendenza unica dalla bandiera del generale vittorioso.
Con la rioccupazione austriaca, completata nel 1814 dal Bellegarde prima ai danni di Eugenio di Beauharnais, nel 1815 di Murat, il tricolore italiano venne del tutto abbandonato, quale simbolo del trascorso regime Napoleone. Con esso, infatti, certamente si identificava. Così, il primo segnale pubblico delle intenzioni austriache di dissolvere l’esercito del Regno d'Italia consistette nel divieto, impartito dal Bellegarde il 13 giugno 1814, di indossare coccarde tricolori, evidentemente assai diffuse.
Con certezza Francesco II e Bellegarde erano piuttosto convinti che non fossero, nel frattempo, maturati altri legami. Nonostante una prima, assai pavida, riapparizione, nei moti dell’Emilia e della Romagna del 1831.
Così il loro eredi dovettero essere assai sorpresi quando il tricolore, quasi d’improvviso, ricomparve, un po' dappertutto per la penisola, grossomodo a partire dalla fine del 1847. In Toscana, ad esempio, esso riapparve una prima volta a Lucca, ai primi di settembre, in mano a manifestanti che richiedevano al Granduca la concessione della Guardia Civica. Alcuni giorni più tardi nelle mani dei giovani della comunità israelitica di Livorno. Sinchè anche a Firenze, il 12 settembre, esse comparvero accanto a quelle del Granducato rosse e bianche.
Semplicemente, esso veniva riconosciuto quale "la bandiera nazionale italiana” ed i suoi colori "quei colori più simpatici al Popolo sotto i quali già combattono i nostri in Lombardia", come recita una petizione datata 17 aprile 1848, e sottoposta dalla guardia civica livornese, in procinto di partire per il fronte.
Da lì in avanti fu un diluvio (seppur nella diversità delle fogge e degli stemmi distintivi): Milano ci combattè le cinque giornate dal 18 marzo, Pio IX lo adottò il 18 marzo, Venezia il 22 marzo, Ferdinando II il 3 aprile (e sino al 19 maggio, poco oltre il colpo di stato), Parma il 9 aprile, il Granducato di Toscana il 17 aprile, il Regno di Sardegna il 23 marzo, giusto il primo giorno della prima guerra di indipendenza. Al passaggio del Ticino Carlo Alberto lo consegnava ai reparti, mentre un proclama rivolto "ai popoli del Lombardo-Veneto spiegava la dadozione con la necessità di "meglio mostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana". I reparti che non ricevettero in tempo la nuova bandiera iniziarono la campagna del 1848 con la bandiera azzurra dei Savoia sulla quale venne applicato un nastro tricolore.
Questa bandiera diverrà, a partire dal 14 marzo 1861 la bandiera del Regno d'Italia, anche se la legge che definisce la forma esatta della bandiera arriverà solo nel 1925. Con essa si sancì che la Bandiera Nazionale è quella con lo stemma della Casa Savoia, mentre la Bandiera di Stato è quella con lo stemma sormontato dall Corona. Quest'ultima si utilizzava per residenze dei sovrani, sedi parlamentari, pubblici uffici e rappresentanze diplomatiche.
Con la fine della Seconda guerra mondiale e la proclamazione della repubblica, la bandiera italiana perde lo stemma di Casa Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo - il 12 - compreso tra i principi fondamentali ad esso dedicato: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni".
Nome: Repubblica Italiana
Capitale: Rome
Popolazione: 57.715.625
Terrirorio: 301.230 sq km
Inno Nazionale: Fratelli di Italia
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